Il ritorno di MacABC in crossover con Melapenso.
Un mucchio di recensioni da scrivere o da rimettere in ordine.
Google+ da esplorare e, magari, capire un po'.
OSX Lion da domare.
Un mucchio di bella roba da leggere. ;)
Più tutta la "vita fuori da qui".
Capito cosa intendevo con sempre più cose e sempre meno tempo?
Ce ne fossero, di periodi così. :D
Stay Tuned...
Mr.Frost
P.S. La mia vita in bassa definizione invece continua imperterrita, forte della sua natura immediata ed impulsiva. Meglio per lei (e per me).
Metranet Revolved
...e l'unica cosa di cui ho paura, è Kaiser Soze...
21.7.11
1.7.11
Roma, Iran (o Emirati Arabi, Egitto, Cuba, Cina...)

Come sapete il 6 luglio l’AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Cosa si può fare?
Andare alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
Partecipare e invitare tutti i tuoi amici a “La notte della rete“, dal 5 luglio sera: quattro ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.
Se sei un blogger infine scrivi un post, usando il logo sopra e riportando i link qui sopra, diffondendolo il più possibile tra amici e conoscenti.
Da piovonorane
27.6.11
Su Instagram, o del famoso detto: sono tutti fotografi con i filtri degli altri...
Assenza lunga e solo in parte giustificata, e di questo mi scuso con i miei tre lettori... Forse riuscirò ad essere un po' più prolifico quando andrò finalmente in ferie (o magari no... ;-) ).
Silenzio interrotto, comunque, da un post "atemporale" (avrei potuto scriverlo mesi fa o mai), stimolato ad uscire dallo stato di bozza mentale da una riflessione del buon EvilMax.
Si parla di Instagram, rampante fenomeno social che è riuscito in poco tempo a raggiungere numeri considerevoli di utenti (5 milioni in 8 mesi di vita dell'applicazione per iPhone), riuniti in una community di fotografi abbastanza eterogenea seppur dotata di una propria identità definita.
Non abbiamo a che fare con una comunità di professionisti che cerca uno "show-room" per i propri lavori, anche se sono presenti anch'essi (qualcuno ha corredi fotografici davvero impressionanti, per qualità e costi conseguenti); non è un sito per amanti delle foto casuali a tutti i costi (ma ci sono anche loro); tutto ciò che accomuna gli utenti di IG è la spiccata tendenza alla condivisione dei propri lavori, con uno spirito a meta tra Facebook ed un forum vecchia maniera. Il sistema, potremmo definirlo di "peer review", che mischia un classico pulsante "Like" con la possibilità di lasciare commenti anche piuttosto lunghi, in aggiunta ad un sistema di "following" e referenze à la Twitter, ne è la prova lampante.
Ragionava il nostro amico fotografo sull'(ab)uso di filtri che è considerabile, al pari di quanto detto finora, una caratteristica dell'applicazione.
Il programma in sè offre un set di 15 filtri da applicare ai propri scatti, molti abbastanza retrò, ma permette di importare foto anche dalla libreria del dispositivo; ciò apre ovviamente la strada a modifiche infinite (ho visto scatti pubblicati, per stessa ammissione dell'autore, dopo aver subito modifiche tramite filtro HDR, Lightroom e Photoshop 5!).
Ora, la mia opinione è che questo (assieme alle foto scattate con macchine stratocosmiche da 5000€) "snaturi" un po' la vocazione da Polaroid digitale del programma, ma sono considerazioni personali (per parte mia, sto scoprendo un piacere insospettato nello scattare con i "limiti" fisici imposti dall'iPhone...).
Ma rimanendo in argomento filtri: la tesi di Max è che un (ab)uso di filtri riesca a "raddrizzare" foto che normalmente sarebbero nella migliore delle ipotesi classificabili come anonime.
Sono sostanzialmente d'accordo con l'assunto di base, ma credo di intravedere nel caso di Instagram (e limitiamo a questo la discussione) anche gli "anticorpi" necessari quantomeno a contenere il fenomeno.
Per somiglianza potremmo paragonare il problema ai cosiddetti "lolcats" su Internet, o anche solo su YouTube; ciò che non merita grande considerazione può godere di fiammate di popolarità anche notevoli (tipicamente si raggiunge la fase in cui una tavanata solenne diventa oggetto di uno o più servizi "giornalistici" generalisti...), ma di solito non regge "sulla distanza".
Se non bastassero il meccanismo dei "Like" o le peer reviews succitate, confido che la "selezione naturale" che la Rete ha dimostrato di applicare in maniera spietata (e le Apps SONO, si dica quel che si vuole, un pezzo di Rete...) faccia alla lunga piazza pulita di questi eccessi, o quantomeno riesca a ridurli alla marginalità.
Questo per ciò che riguarda i controlli "esterni".
Ad essi io aggiungerei un fattore che, per quanto incerto, vago nella presenza e nella possibilità di essere quantificato, credo sia riferibile a chiunque, amatore o professionista, voglia definirsi fotografo "serio": l'autodisciplina.
Ciò che spinge a cercare l'inquadratura giusta, che fa svegliare ad ore folli per arrivare a fotografare il paesaggio voluto con QUELLA luce, che fa studiare manuali su manuali anche quando non si è più in età da "vita universitaria".
La stessa disciplina che fa scartare 200 foto su 201, che fa notare la sfocatura impercettibile di un mattone su una fantastica foto della Grande Muraglia; unito ad una buona dose di onestà intellettuale (lo so, sono un inguaribile ottimista che crede nell'umanità...), questo "freno" (buona abitudine, inibizione, chiamiamola come ci pare) fa sì che non si possa nascondere con un filtro, quale che sia, una ciofeca di foto.
Ora scusatemi, vado a fare l'upload di 300 foto seppiate su GattichesomiglianoaHitler.com
Stay Tuned...
Mr.Frost
Silenzio interrotto, comunque, da un post "atemporale" (avrei potuto scriverlo mesi fa o mai), stimolato ad uscire dallo stato di bozza mentale da una riflessione del buon EvilMax.
Si parla di Instagram, rampante fenomeno social che è riuscito in poco tempo a raggiungere numeri considerevoli di utenti (5 milioni in 8 mesi di vita dell'applicazione per iPhone), riuniti in una community di fotografi abbastanza eterogenea seppur dotata di una propria identità definita.
Non abbiamo a che fare con una comunità di professionisti che cerca uno "show-room" per i propri lavori, anche se sono presenti anch'essi (qualcuno ha corredi fotografici davvero impressionanti, per qualità e costi conseguenti); non è un sito per amanti delle foto casuali a tutti i costi (ma ci sono anche loro); tutto ciò che accomuna gli utenti di IG è la spiccata tendenza alla condivisione dei propri lavori, con uno spirito a meta tra Facebook ed un forum vecchia maniera. Il sistema, potremmo definirlo di "peer review", che mischia un classico pulsante "Like" con la possibilità di lasciare commenti anche piuttosto lunghi, in aggiunta ad un sistema di "following" e referenze à la Twitter, ne è la prova lampante.
Ragionava il nostro amico fotografo sull'(ab)uso di filtri che è considerabile, al pari di quanto detto finora, una caratteristica dell'applicazione.
Il programma in sè offre un set di 15 filtri da applicare ai propri scatti, molti abbastanza retrò, ma permette di importare foto anche dalla libreria del dispositivo; ciò apre ovviamente la strada a modifiche infinite (ho visto scatti pubblicati, per stessa ammissione dell'autore, dopo aver subito modifiche tramite filtro HDR, Lightroom e Photoshop 5!).
Ora, la mia opinione è che questo (assieme alle foto scattate con macchine stratocosmiche da 5000€) "snaturi" un po' la vocazione da Polaroid digitale del programma, ma sono considerazioni personali (per parte mia, sto scoprendo un piacere insospettato nello scattare con i "limiti" fisici imposti dall'iPhone...).
Ma rimanendo in argomento filtri: la tesi di Max è che un (ab)uso di filtri riesca a "raddrizzare" foto che normalmente sarebbero nella migliore delle ipotesi classificabili come anonime.
Sono sostanzialmente d'accordo con l'assunto di base, ma credo di intravedere nel caso di Instagram (e limitiamo a questo la discussione) anche gli "anticorpi" necessari quantomeno a contenere il fenomeno.
Per somiglianza potremmo paragonare il problema ai cosiddetti "lolcats" su Internet, o anche solo su YouTube; ciò che non merita grande considerazione può godere di fiammate di popolarità anche notevoli (tipicamente si raggiunge la fase in cui una tavanata solenne diventa oggetto di uno o più servizi "giornalistici" generalisti...), ma di solito non regge "sulla distanza".
Se non bastassero il meccanismo dei "Like" o le peer reviews succitate, confido che la "selezione naturale" che la Rete ha dimostrato di applicare in maniera spietata (e le Apps SONO, si dica quel che si vuole, un pezzo di Rete...) faccia alla lunga piazza pulita di questi eccessi, o quantomeno riesca a ridurli alla marginalità.
Questo per ciò che riguarda i controlli "esterni".
Ad essi io aggiungerei un fattore che, per quanto incerto, vago nella presenza e nella possibilità di essere quantificato, credo sia riferibile a chiunque, amatore o professionista, voglia definirsi fotografo "serio": l'autodisciplina.
Ciò che spinge a cercare l'inquadratura giusta, che fa svegliare ad ore folli per arrivare a fotografare il paesaggio voluto con QUELLA luce, che fa studiare manuali su manuali anche quando non si è più in età da "vita universitaria".
La stessa disciplina che fa scartare 200 foto su 201, che fa notare la sfocatura impercettibile di un mattone su una fantastica foto della Grande Muraglia; unito ad una buona dose di onestà intellettuale (lo so, sono un inguaribile ottimista che crede nell'umanità...), questo "freno" (buona abitudine, inibizione, chiamiamola come ci pare) fa sì che non si possa nascondere con un filtro, quale che sia, una ciofeca di foto.
Ora scusatemi, vado a fare l'upload di 300 foto seppiate su GattichesomiglianoaHitler.com
Stay Tuned...
Mr.Frost
10.4.11
Space And Time
Sempre più cose da fare, sempre meno tempo per farle. E ci vanno di mezzo gli hobby, il principe dei quali (alla voce expendable) è ovviamente questo blog.
Il quale, d'altra parte, era stato annunciato da subito come sparso ed irregolare...
Un problema, quello che potremmo definire del life overflow, che sono sicuro sia familiare a molti dei tre lettori di questo blog (gh!).
Eppure...
Eppure son piuttosto sicuro che ci sia un altro modo di vedere le cose.
Se invece di considerarci oberati dagli impegni di una vita poco o molto eterodiretta provassimo a pensare che buon parte di essi dipendono da nostre scelte?
Non esercitiamo forse continuamente il nostro arbitrio, dando priorità diverse a compiti ed incombenze differenti, in una rimodulazione continua del tempo della nostra vita?
Certo qualcuno obietterà che non c'è scelta se gli impegni li decide qualcun altro (datore di lavoro, famiglia, convenzioni sociali, fattori che determinano l'improcrastinabilità di alcuni appuntamenti e compiti da svolgere...).
Ma in realtà, non dipendono anch'essi da scelte effettuate più o meno liberamente da noi tempo addietro? (anche se magari un bel po' di tempo addietro)
Volando (davvero tanto) alto: se la maggior parte della nostra vita per come la stiamo vivendo qui e ora dipende da quanto fatto in passato, perché dare la colpa a qualcuno o qualcosa di estraneo?
E poi, siamo davvero sicuri che ci sia qualcosa di cui incolpare qualcuno?
Per parte mia, ho deciso di comportarmi come nel più classico dei casi di "buoni propositi per l'anno nuovo" (ma con maggiore costanza nell'applicazione...): più tempo, ritagliato ovunque ed ogni volta che sia possibile, per leggere buoni libri e fumetti, ascoltare buona musica, guardare film, scrivere sul blog (e magari non solo) e scattare foto (soprattutto con quel gioiellino che è Instagram).
Stay Tuned...
Mr.Frost
Il quale, d'altra parte, era stato annunciato da subito come sparso ed irregolare...
Un problema, quello che potremmo definire del life overflow, che sono sicuro sia familiare a molti dei tre lettori di questo blog (gh!).
Eppure...
Eppure son piuttosto sicuro che ci sia un altro modo di vedere le cose.
Se invece di considerarci oberati dagli impegni di una vita poco o molto eterodiretta provassimo a pensare che buon parte di essi dipendono da nostre scelte?
Non esercitiamo forse continuamente il nostro arbitrio, dando priorità diverse a compiti ed incombenze differenti, in una rimodulazione continua del tempo della nostra vita?
Certo qualcuno obietterà che non c'è scelta se gli impegni li decide qualcun altro (datore di lavoro, famiglia, convenzioni sociali, fattori che determinano l'improcrastinabilità di alcuni appuntamenti e compiti da svolgere...).
Ma in realtà, non dipendono anch'essi da scelte effettuate più o meno liberamente da noi tempo addietro? (anche se magari un bel po' di tempo addietro)
Volando (davvero tanto) alto: se la maggior parte della nostra vita per come la stiamo vivendo qui e ora dipende da quanto fatto in passato, perché dare la colpa a qualcuno o qualcosa di estraneo?
E poi, siamo davvero sicuri che ci sia qualcosa di cui incolpare qualcuno?
Per parte mia, ho deciso di comportarmi come nel più classico dei casi di "buoni propositi per l'anno nuovo" (ma con maggiore costanza nell'applicazione...): più tempo, ritagliato ovunque ed ogni volta che sia possibile, per leggere buoni libri e fumetti, ascoltare buona musica, guardare film, scrivere sul blog (e magari non solo) e scattare foto (soprattutto con quel gioiellino che è Instagram).
Stay Tuned...
Mr.Frost
5.3.11
La mia settimana con Ubuntu: un test di usabilità facile facile.
Ho deciso di provare ad usare per una settimana Ubuntu 10.10 come sistema principale, per usi banalmente domestici, per cercare di capire se possa costituire davvero una seria alternativa “completa” ai più diffusi Windows e OSX per l'utente comune.
Premesso che forse (ma solo forse...) l'installazione è un pochino più complessa di quanto richiedano le attuali versioni dei suddetti sistemi mainstream, pur basandosi anche in questo caso su una procedura completamente guidata, ho intenzione di concentrarmi sull'uso quotidiano di un sistema completamente operativo, consegnato per così dire chiavi in mano.
L'interfaccia grafica di Ubuntu riprende, ormai da tempo, elementi di Windows e di OSX, in un mix di elementi che risulta dunque piuttosto familiare agli (ex?) utilizzatori dei sistemi made in Redmond e Cupertino.
L'insieme risulta piuttosto piacevole, con buone possibilità di personalizzazione, per un risultato che si piazza anch'esso a mezza via: consente un livello di “modding” superiore ad X, pur mantenendo un grado di coerenza stilistica e grafica a mio avviso decisamente più alto di quanto risulti su Windows, specie dopo essersi dedicati alla “personalizzazione estrema” di quest'ultimo (si vedono cose orribili su internet, credetemi).
Particolarità di Ubuntu, che lo avvicina al sistema di Apple rendendolo talora anche superiore come dotazione iniziale, è quella di essere fornito con un gran numero di programmi già preinstallati.
Questo, ovviamente, ha lo scopo di fornire all'utente la possibilità di utilizzare da subito il maggior numero possibile di funzionalità del computer, e di “coprire” ogni ambito di uso comune del proprio PC.
Ed è proprio per assecondare questa scelta di Canonical (“tutore” di Ubuntu), ed allo stesso tempo per testarne efficacia e limiti, che non utilizzerò altri programmi durante il test, oltre a quelli forniti da subito con l'OS.
Primo giorno: un po' di Internet, Posta, IM e contatti col mondo... ;-)
La giornata comincia con un po' di navigazione Internet; i siti dei due principali quotidiani italiani non danno particolari problemi, come prevedibile, né per quanto riguarda la semplice lettura degli articoli, né per la fruizione dei contenuti multimediali. Tutto fluido e “user friendly”, al punto tale che non ci si accorge del cambio di S.O.
Decido di mettere allora alla prova la capacità di gestione proprio nel multimedia, andando a sollecitare il sistema ed il browser (Mozilla Firefox) con il sito Rai.tv e le sue dirette; qui si presentano alcuni problemi, dettati in verità più che da Ubuntu o Firefox, dall'adozione da parte della televisione di Stato di Microsoft Silverlight come streaming agent. Una tecnologia pesantemente proprietaria, dunque, per di più relativamente recente (è stata infatti utilizzata in maniera massiccia dalla Rai stessa la prima volta durante le Olimpiadi cinesi, se non erro...) e dunque non molto diffusa, anche se piuttosto efficiente.
Infatti, come prevedibile, Microsoft non supporta direttamente Linux, pertanto non vi è una versione ufficiale del plugin per l'accoppiata Ubuntu/Firefox; a questo sopperisce il mondo dello sviluppo indipendente, che fornisce un plugin sostitutivo, allusivamente chiamato Moonlight.
Il plugin funziona bene, l'istallazione è guidata e quasi automatica, viene però richiesto all'utente di “cercarsi” sul sito la versione alfa 3.0, in fase di sviluppo, in quanto la 2.0, stabile, non riesce a riprodurre il contenuto che nel caso specifico ci interessa. Un paio di istantanei ed indolori riavvii del browser, e possiamo goderci lo streaming dei canali Rai.
Ingolositi dall'esperienza, proviamo anche a verificare l'utilizzabilità dei “portali video” della concorrenza: Mediaset Video e La7.tv
Anche Mediaset usa Silverlight, qui addirittura classificato come “4” (la versione richiesta dal sito Rai è la “3”). Nessun problema di gestione per Moonlight, salvo un occasionale crash di Firefox: ma eravamo stati avvisati, è un'alfa release...
La7.tv non ci informa neppure di incompatibilità probabili con il plugin ormai arcinoto suddetto, segno che forse siamo di fronte ad un più “tradizionale” contenuto in Flash: la visione dell'ultima puntata de L'Infedele scorre fluida e senza intoppi.
Inutile dire che Youtube e Megavideo sono a loro agio nell'habitat predisposto per loro da questa versione di Ubuntu. Altri due punti per il pinguino...
Controlliamo la posta, con uno solo degli account, un Gmail configurato secondo la modalità IMAP; connessione veloce, controllo esente da difetti, ottima gestione di testo e immagini ed elevato livello di usabilità del client incluso. Interessante la possibilità di configurare in tempo zero e con minime informazioni (username e password dell'account) l'accesso da parte del programma ad un calendario online di Google. Bel colpo.
Passiamo così alla verifica della terza “branca” d'uso tipico online: chat e social network. Ubuntu ha preinstallato un software, Gwibber, che si autodefinisce come “client social network”.
E' in effetti in grado di gestire un elevato numero di account di servizi quali Facebook, Twitter, FriendFeed, Google Buzz, Flickr, solo per citare i più noti. L'interfaccia può risultare spiazzante all'inizio (mai visto un client desktop per questi servizi che assomigli ad un altro, comunque), ma i messaggi sono raggruppati in un'unica finestra: risparmio di spazio, comodità di consultazione e contenuto utilizzo delle risorse sono garantiti.
Due sole, ma notevolissime, pecche affliggono il client in questione: sembra al momento impossibile superare i fatidici 140 caratteri per tweet singolo: avete capito bene, niente twitlonger o affini. Una carenza grave, pur se “coerente” con i limiti originari del servizio via web.
Inoltre, l'utilizzo di Facebook è limitato alla lettura dei messaggi, alla risposta agli stessi e poco, pochissimo altro: sembra, per esempio, essere del tutto assente una modalità “like” direttamente disponibile dall'interno del client. Insomma, Gwibber: buono per le operazioni base (moooolto, base...) e nulla più.
Bocciato, almeno ad un primo tentativo d'uso, il client per IM Empathy: non è infatti riuscito a connettersi né alla chat di Facebook (per la quale ha tra l'altro richiesto l'attivazione del nome utente, procedura non proprio “base” pur se guidata...) né, ancora più scomodo per l'utente comune, alla rete MSN/Windows Live Messenger. Zero tituli.
La “prima giornata” dunque si conclude, pur tra luci ed ombre, con un risultato positivo per il sistema on test: ricordiamoci infatti che ci stiamo “forzando” ad utilizzare le applicazioni incluse, che molto spesso soddisfano le esigenze basilari e talvolta non hanno controparti installate da subito sui nostri due sistemi di riferimento, Windows e OSX.
L'utente medio può dunque ragionevolmente usare Ubuntu per le attività quotidiane e comuni sulla rete senza particolari difficoltà.
Secondo giorno: Office e “lavoro serio” (buh! ;-) )
La seconda giornata di test porta con sé una verità ineluttabile: non esiste vita di solo cazzeggio... ;-)
“Forti” di questa triste convinzione, andiamo a testare la validità in ambito office di Ubuntu; cominciamo con un quiz: che dotazione potrà avere un S.O. che si pone tra gli obiettivi la completa gratuità ed l'aderenza maggiore possibile agli standard dell'Open Source, se non l'ormai mitologico OpenOffice?
Ed infatti troviamo la suite al gran completo, a partire da Writer (usato per scrivere questo test drive), continuando con Calc, Draw e Impress: insomma il nucleo dell'esperienza office è coperto alla grande.
Inutile ora fermarsi a descrivere i diversi moduli di Open Office, vista la notevole letteratura in materia: dilunghiamoci piuttosto sulla compatibilità con il “resto del mondo”.
Mettiamo dunque alla prova il software con vari documenti Microsoft Office in apertura...
…
…
Niente male, davvero... la compatibilità pare davvero alta, segno di maturità ormai raggiunta per la suite Office “alternativa” più famosa: chiaramente il test non è e non potrà mai essere esaustivo, tuttavia possiamo ragionevolmente ritenere che il livello di incompatibilità in lettura e scrittura di documenti sarà paragonabile, nei casi di file più complessi, a quello presente tra diverse versioni del pacchetto Microsoft stesso (dopotutto, se Word e PowerPoint hanno da tempo la possibilità di salvare i documenti creati in versioni apposite, più “digeribili” da release vecchie di se stessi, un motivo ci sarà...).
Capitolo a parte per un'applicazione a metà tra il “gruppo” testato in precedenza e questo: Skype.
Skype va installato, come su Windows ed OSX. La procedura è sufficientemente semplice, anche se il programma non è presente da subito nel Software Center di Ubuntu: tuttavia, viene aggiunto ad esso una volta terminato il download dal sito ufficiale.
A questo punto, l'installazione è questione di un click.
Skype (al momento disponibile in versione 2.1 beta) presenta un'interfaccia decisamente familiare per chiunque l'abbia già utilizzato, indipendentemente dalla piattaforma di provenienza.
L'uso pertanto è immediato ed intuitivo, e come sempre, comunicare con Skype è un assoluto piacere: rapido, pulito eppure potente... Lo Skype che ben conosciamo, insomma.
Nonostante rappresenti dunque uno “strappo alla regola” di questo nostro test, non essendo fornito direttamente con la release di Ubuntu, ho ritenuto importante sperimentare l'uso di questa diffusissima piattaforma di comunicazione anche in versione Linux.
Terzo giorno: Si gioca! (Evvvvaiiii... ;-) )
See, vabbè, si fa per dire.
Ubuntu è, a livello di giochi preinstallati, perfettamente a livello di Windows. Il che non è affatto un complimento. Certo, la dotazione è superiore a quella di OSX, che di giochi preinstallati proprio non ne ha: ma all'utente base questo importa poco.
Via Software Center, al momento in cui scrivo, vengono catalogati 503 giochi. Il livello è, come dire, altalenante. Poche gemme autentiche, molte ciofeche...
Chissà quanto software è reperibile online, ma....ricordiamoci la premessa del test: il sistema si prova chiavi in mano.
Quarto giorno: Multimedia
Windows ha un gozziliardo di programmi per audio, video, foto e musica. Nessuno, o quasi, preinstallato (a parte le dannate demo).
Mac OSX ha iLife. Completo e preinstallato. Più un altro gozziliardo di programmi per audio, video, foto e musica.
6-0 6-0 per Apple.
Ma Ubuntu?
Le due sottocategorie del menù Applicazioni che ci interessano ora contengono in tutto otto applicazioni; escludendo il modulo Draw di OpenOffice, resta un discreto bagaglio di software.
Abbiamo utility per la masterizzazione di dischi, un riproduttore multimediale (prima che qualcuno lo chieda, no, non è VLC...), un registratore di suoni, software per lo scanner, più una triade che molto ricorda iLife, composta da quelle che potremmo definire controparti (più o meno complete) di iTunes, iPhoto e iMovie.
Ma come si comporta?
Beh, fermo restando che l'uso non è stato (trattandosi di un test) né approfondito né “stressante” per il sistema.
Tuttavia.
Tuttavia l'impressione è buona, come per molti aspetti di Ubuntu un interessante mix tra “familiare” e “migliore del solito”... Promosso.
Quinto giorno: Sunto e Conclusioni
Insomma, posso cacciare nella spazzatura elettronica il sistema operativo che ho finora usato, per gettarmi a capofitto tra le braccia di un aitante pinguino? (sa di torbido, così, lo ammetto...).
La risposta è, a mio avviso, no.
O meglio: molto probabilmente, no.
Mi spiego: Ubuntu (Linux per estensione ancora di più, se considerato in tutte le sue varianti) è un sistema a mio avviso ormai maturo, abile a sostenere nella quasi totalità il carico di lavoro standard cui viene sottoposto un computer in ambito domestico.
Ma la situazione in cui immagino si trovi un utente “fisso” del pinguino mi ricorda molto quella in cui si trovavano i Mac Users una decina (e anche meno) di anni fa.
Il resto del mondo costituisce (costituiva, può costituire, potrebbe costituire) il problema principale; il resto del mondo (specialmente, sia detto senza volontà di scatenare flame, quella parte che usa Windows) ha una sola aspettativa nei confronti degli altri quando si tratta di computer.
Ed è che gli altri usino Windows.
Non è solo un problema di pregiudizi, leggende metropolitane o domande a metà tra l'offensivo (informaticamente parlando, chiaro) ed il ridicolissimo (giuro, mi sono sentito rivolgere anche questa, e non troppo tempo fa: “Ma il Mac li legge gli MP3?” ;-) ).
E' una questione di forma mentis.
Generalmente, più basico è il livello dell'utente Windows, più questi sarà fermamente convinto che non esista altro sistema operativo “fuori dalla finestra”.
Questo potrebbe generare qualche difficoltà di coabitazione informatica, specialmente in ambienti “pseudo lavorativi”, specialmente nei casi in cui si ricorra abitualmente a software di terze parti.
Ma se si ha la costanza di usare il pinguino senza preclusioni ed in maniera continuativa, magari con il “backup” iniziale del familiare sistema in dotazione fino a quel momento, potrebbe scattare una passione inaspettata.
P.S. Lo so. Lo. So. La settimana è di sette giorni, e qui ce ne sono solo cinque. Ma, ehi, non si può non staccare mai, no? ;-)
Stay Tuned...
Mr.Frost
27.2.11
iPad Life
Alla fine, mi serve una metafora.
E l'unica che mi pare appropriata, dopo un paio di mesi abbondanti di uso, è questa: il pezzo di un puzzle che non sapevi mancasse.
Perchè la chiave del cambiamento (anche radicale) che ha portato nelle abitudini informatiche di chi scrive il pezzo di hardware in oggetto, è rintracciabile, oltre che nella serie di qualità sue proprie, nella capacità quasi innaturale che sembra avere di inserirsi.
Inserirsi nelle abitudini, nelle azioni, nei momenti della giornata dell'utilizzatore quasi in punta di piedi, per poi diventare evidentemente rivoluzionario se appena ci si ferma a pensarci su.
Tanto per dirne una, svolge egregiamente la metà (almeno) delle funzioni che prima erano appannaggio del notebook. In ognuna delle singole, numerose, variabili occasioni della vita informatica in cui serve agilità; in tutti quei casi in cui alla tanto ricercata, sbandierata, spacciata (verbo non casuale, poichè i produttori ce ne vorrebbero dipendenti) forza bruta è preferibile la velocità d'esecuzione, la portabilità o l'immediatezza nella disponibilità della risorsa; lì iPad la fa da padrone.
Pressochè incontrastato.
Navigazione internet. Bingo. (e posso contare sulle dita di una mano monca i casi in cui Flash mi sia mancato. Fortunato? Forse. Ma in realtà, finora, il mancato supporto al plugin di Adobe mi ha quasi sempre risparmiato solo un quintale di irritante pubblicità...).
Consultazione e composizione mail. Bingo. (come e più di iPhone, la mail in mobilità assoluta ha davvero un potenziale rivoluzionario ed esplosivo. Chiedete per ulteriori anche a chi possiede un Blackberry).
Redazione e manutenzione blog. Bingo. (questo, ma solo a titolo esemplificativo. Un parco giochi totale.).
Lettura quotidiani onilne, feed RSS, aggregatori vari. Bingo. (un piacere assoluto, con annessa tazza di qualsivoglia liquido caldo, latte, the, caffè, cioccolata si sfiora il Nirvana.).
Ascolto di radio via Internet. Bingo. (veloce, zero fronzoli, ottimo altoparlante per l'uso, programmi disponibili allo scopo numerosi e di buonissimo livello.).
Ascolto musica "iPod style". Bingo. (la batteria a lunga, tanto lunga, durata toglie ogni remora ad usarlo anche in questo modo, e la funzione AirPlay ne fa un meraviglioso jukebox portatile non appena ci si trova nel raggio d'azione di un'Airport Express. Un vero party animal.).
Condivisione slideshow. Bingo. (ok, qui basta immaginare quanto meglio possano essere 9.7" pollici di schermo per far vedere le foto agli amici. Altro che cellulare, altro che ingombrante laptop.).
Fruizione di video. Bingo. (filmati, da YouTube ma non solo, e anche film godono più di quanto si possa credere della portabilità del dispositivo. E se viene usato tra le mura domestiche in accoppiata con un Mac ed uno dei tanti programmi di streaming video su rete wifi, la soddisfazione aumenta in maniera esponenziale; basta provare ad immaginare di avere gigabyte su gigabyte di filmati a disposizione per la visione, in real time, senza necessità di copia alcuna sul gingillo. Il vero cinema on demand casalingo.).
Potrei andare avanti per ore. Davvero.
Ogni giorno scopro nuovi ambiti di applicazione, e la cosa straordinaria è che ciò avviene semplicemete
usando il dispositivo.
Insomma, provare per credere.
N.B. Siamo alla compiuta realizzazione (o molto vicini, comunque) di molti dei sogni più sfrenati degli appassionati di science fiction come il sottoscritto; concordo parola per parola con quanto scritto qui. Gran bel blog, tra parentesi, che accompagna ed ispira sempre più spesso le mie "colazioni rilassate" (traduzione: quelle dei giorni in cui ho il tempo di farla, la colazione ;) ).
E l'unica che mi pare appropriata, dopo un paio di mesi abbondanti di uso, è questa: il pezzo di un puzzle che non sapevi mancasse.
Perchè la chiave del cambiamento (anche radicale) che ha portato nelle abitudini informatiche di chi scrive il pezzo di hardware in oggetto, è rintracciabile, oltre che nella serie di qualità sue proprie, nella capacità quasi innaturale che sembra avere di inserirsi.
Inserirsi nelle abitudini, nelle azioni, nei momenti della giornata dell'utilizzatore quasi in punta di piedi, per poi diventare evidentemente rivoluzionario se appena ci si ferma a pensarci su.
Tanto per dirne una, svolge egregiamente la metà (almeno) delle funzioni che prima erano appannaggio del notebook. In ognuna delle singole, numerose, variabili occasioni della vita informatica in cui serve agilità; in tutti quei casi in cui alla tanto ricercata, sbandierata, spacciata (verbo non casuale, poichè i produttori ce ne vorrebbero dipendenti) forza bruta è preferibile la velocità d'esecuzione, la portabilità o l'immediatezza nella disponibilità della risorsa; lì iPad la fa da padrone.
Pressochè incontrastato.
Navigazione internet. Bingo. (e posso contare sulle dita di una mano monca i casi in cui Flash mi sia mancato. Fortunato? Forse. Ma in realtà, finora, il mancato supporto al plugin di Adobe mi ha quasi sempre risparmiato solo un quintale di irritante pubblicità...).
Consultazione e composizione mail. Bingo. (come e più di iPhone, la mail in mobilità assoluta ha davvero un potenziale rivoluzionario ed esplosivo. Chiedete per ulteriori anche a chi possiede un Blackberry).
Redazione e manutenzione blog. Bingo. (questo, ma solo a titolo esemplificativo. Un parco giochi totale.).
Lettura quotidiani onilne, feed RSS, aggregatori vari. Bingo. (un piacere assoluto, con annessa tazza di qualsivoglia liquido caldo, latte, the, caffè, cioccolata si sfiora il Nirvana.).
Ascolto di radio via Internet. Bingo. (veloce, zero fronzoli, ottimo altoparlante per l'uso, programmi disponibili allo scopo numerosi e di buonissimo livello.).
Ascolto musica "iPod style". Bingo. (la batteria a lunga, tanto lunga, durata toglie ogni remora ad usarlo anche in questo modo, e la funzione AirPlay ne fa un meraviglioso jukebox portatile non appena ci si trova nel raggio d'azione di un'Airport Express. Un vero party animal.).
Condivisione slideshow. Bingo. (ok, qui basta immaginare quanto meglio possano essere 9.7" pollici di schermo per far vedere le foto agli amici. Altro che cellulare, altro che ingombrante laptop.).
Fruizione di video. Bingo. (filmati, da YouTube ma non solo, e anche film godono più di quanto si possa credere della portabilità del dispositivo. E se viene usato tra le mura domestiche in accoppiata con un Mac ed uno dei tanti programmi di streaming video su rete wifi, la soddisfazione aumenta in maniera esponenziale; basta provare ad immaginare di avere gigabyte su gigabyte di filmati a disposizione per la visione, in real time, senza necessità di copia alcuna sul gingillo. Il vero cinema on demand casalingo.).
Potrei andare avanti per ore. Davvero.
Ogni giorno scopro nuovi ambiti di applicazione, e la cosa straordinaria è che ciò avviene semplicemete
usando il dispositivo.
Insomma, provare per credere.
Stay Tuned...
Mr.Frost
N.B. Siamo alla compiuta realizzazione (o molto vicini, comunque) di molti dei sogni più sfrenati degli appassionati di science fiction come il sottoscritto; concordo parola per parola con quanto scritto qui. Gran bel blog, tra parentesi, che accompagna ed ispira sempre più spesso le mie "colazioni rilassate" (traduzione: quelle dei giorni in cui ho il tempo di farla, la colazione ;) ).
14.2.11
Con(s)igli per gli acquisti...
Solo due righe (una per episodio), per consigliare spassionatamente a chiunque abbia un Mac e l'accesso al Mac App Store di investire in due gemme assolute del mercato indie:
Precipice Of Darkness (parte 1 e 2).
Grafica eccellente, giocabilità immediata ed appagante come non ne vedevo dai tempi di Chrono Trigger, ed una dose di humor nero e delirante che ricorda le migliori isole scimmiesche...
Must Have.
Stay Tuned...
Mr.Frost
Precipice Of Darkness (parte 1 e 2).
Grafica eccellente, giocabilità immediata ed appagante come non ne vedevo dai tempi di Chrono Trigger, ed una dose di humor nero e delirante che ricorda le migliori isole scimmiesche...
Must Have.
Stay Tuned...
Mr.Frost
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