27.6.11

Su Instagram, o del famoso detto: sono tutti fotografi con i filtri degli altri...

Assenza lunga e solo in parte giustificata, e di questo mi scuso con i miei tre lettori... Forse riuscirò ad essere un po' più prolifico quando andrò finalmente in ferie (o magari no... ;-) ).

Silenzio interrotto, comunque, da un post "atemporale" (avrei potuto scriverlo mesi fa o mai), stimolato ad uscire dallo stato di bozza mentale da una riflessione del buon EvilMax.

Si parla di Instagram, rampante fenomeno social che è riuscito in poco tempo a raggiungere numeri considerevoli di utenti (5 milioni in 8 mesi di vita dell'applicazione per iPhone), riuniti in una community di fotografi abbastanza eterogenea seppur dotata di una propria identità definita.

Non abbiamo a che fare con una comunità di professionisti che cerca uno "show-room" per i propri lavori, anche se sono presenti anch'essi (qualcuno ha corredi fotografici davvero impressionanti, per qualità e costi conseguenti); non è un sito per amanti delle foto casuali a tutti i costi (ma ci sono anche loro); tutto ciò che accomuna gli utenti di IG è la spiccata tendenza alla condivisione dei propri lavori, con uno spirito a meta tra Facebook ed un forum vecchia maniera. Il sistema, potremmo definirlo di "peer review", che mischia un classico pulsante "Like" con la possibilità di lasciare commenti anche piuttosto lunghi, in aggiunta ad un sistema di "following" e referenze à la Twitter, ne è la prova lampante.

Ragionava il nostro amico fotografo sull'(ab)uso di filtri che è considerabile, al pari di quanto detto finora, una caratteristica dell'applicazione.
Il programma in sè offre un set di 15 filtri da applicare ai propri scatti, molti abbastanza retrò, ma permette di importare foto anche dalla libreria del dispositivo; ciò apre ovviamente la strada a modifiche infinite (ho visto scatti pubblicati, per stessa ammissione dell'autore, dopo aver subito modifiche tramite filtro HDR, Lightroom e Photoshop 5!).

Ora, la mia opinione è che questo (assieme alle foto scattate con macchine stratocosmiche da 5000€) "snaturi" un po' la vocazione da Polaroid digitale del programma, ma sono considerazioni personali (per parte mia, sto scoprendo un piacere insospettato nello scattare con i "limiti" fisici imposti dall'iPhone...).

Ma rimanendo in argomento filtri: la tesi di Max è che un (ab)uso di filtri riesca a "raddrizzare" foto che normalmente sarebbero nella migliore delle ipotesi classificabili come anonime.

Sono sostanzialmente d'accordo con l'assunto di base, ma credo di intravedere nel caso di Instagram (e limitiamo a questo la discussione) anche gli "anticorpi" necessari quantomeno a contenere il fenomeno.

Per somiglianza potremmo paragonare il problema ai cosiddetti "lolcats" su Internet, o anche solo su YouTube; ciò che non merita grande considerazione può godere di fiammate di popolarità anche notevoli (tipicamente si raggiunge la fase in cui una tavanata solenne diventa oggetto di uno o più servizi "giornalistici" generalisti...), ma di solito non regge "sulla distanza".

Se non bastassero il meccanismo dei "Like" o le peer reviews succitate, confido che la "selezione naturale" che la Rete ha dimostrato di applicare in maniera spietata (e le Apps SONO, si dica quel che si vuole, un pezzo di Rete...) faccia alla lunga piazza pulita di questi eccessi, o quantomeno riesca a ridurli alla marginalità.

Questo per ciò che riguarda i controlli "esterni".

Ad essi io aggiungerei un fattore che, per quanto incerto, vago nella presenza e nella possibilità di essere quantificato, credo sia riferibile a chiunque, amatore o professionista, voglia definirsi fotografo "serio": l'autodisciplina.

Ciò che spinge a cercare l'inquadratura giusta, che fa svegliare ad ore folli per arrivare a fotografare il paesaggio voluto con QUELLA luce, che fa studiare manuali su manuali anche quando non si è più in età da "vita universitaria".

La stessa disciplina che fa scartare 200 foto su 201, che fa notare la sfocatura impercettibile di un mattone su una fantastica foto della Grande Muraglia; unito ad una buona dose di onestà intellettuale (lo so, sono un inguaribile ottimista che crede nell'umanità...), questo "freno" (buona abitudine, inibizione, chiamiamola come ci pare) fa sì che non si possa nascondere con un filtro, quale che sia, una ciofeca di foto.

Ora scusatemi, vado a fare l'upload di 300 foto seppiate su GattichesomiglianoaHitler.com

Stay Tuned...
Mr.Frost

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