5.3.11

La mia settimana con Ubuntu: un test di usabilità facile facile.


Ho deciso di provare ad usare per una settimana Ubuntu 10.10 come sistema principale, per usi banalmente domestici, per cercare di capire se possa costituire davvero una seria alternativa “completa” ai più diffusi Windows e OSX per l'utente comune.

Premesso che forse (ma solo forse...) l'installazione è un pochino più complessa di quanto richiedano le attuali versioni dei suddetti sistemi mainstream, pur basandosi anche in questo caso su una procedura completamente guidata, ho intenzione di concentrarmi sull'uso quotidiano di un sistema completamente operativo, consegnato per così dire chiavi in mano.

L'interfaccia grafica di Ubuntu riprende, ormai da tempo, elementi di Windows e di OSX, in un mix di elementi che risulta dunque piuttosto familiare agli (ex?) utilizzatori dei sistemi made in Redmond e Cupertino.

L'insieme risulta piuttosto piacevole, con buone possibilità di personalizzazione, per un risultato che si piazza anch'esso a mezza via: consente un livello di “modding” superiore ad X, pur mantenendo un grado di coerenza stilistica e grafica a mio avviso decisamente più alto di quanto risulti su Windows, specie dopo essersi dedicati alla “personalizzazione estrema” di quest'ultimo (si vedono cose orribili su internet, credetemi).

Particolarità di Ubuntu, che lo avvicina al sistema di Apple rendendolo talora anche superiore come dotazione iniziale, è quella di essere fornito con un gran numero di programmi già preinstallati.
Questo, ovviamente, ha lo scopo di fornire all'utente la possibilità di utilizzare da subito il maggior numero possibile di funzionalità del computer, e di “coprire” ogni ambito di uso comune del proprio PC.

Ed è proprio per assecondare questa scelta di Canonical (“tutore” di Ubuntu), ed allo stesso tempo per testarne efficacia e limiti, che non utilizzerò altri programmi durante il test, oltre a quelli forniti da subito con l'OS.

Primo giorno: un po' di Internet, Posta, IM e contatti col mondo... ;-)

La giornata comincia con un po' di navigazione Internet; i siti dei due principali quotidiani italiani non danno particolari problemi, come prevedibile, né per quanto riguarda la semplice lettura degli articoli, né per la fruizione dei contenuti multimediali. Tutto fluido e “user friendly”, al punto tale che non ci si accorge del cambio di S.O.
Decido di mettere allora alla prova la capacità di gestione proprio nel multimedia, andando a sollecitare il sistema ed il browser (Mozilla Firefox) con il sito Rai.tv e le sue dirette; qui si presentano alcuni problemi, dettati in verità più che da Ubuntu o Firefox, dall'adozione da parte della televisione di Stato di Microsoft Silverlight come streaming agent. Una tecnologia pesantemente proprietaria, dunque, per di più relativamente recente (è stata infatti utilizzata in maniera massiccia dalla Rai stessa la prima volta durante le Olimpiadi cinesi, se non erro...) e dunque non molto diffusa, anche se piuttosto efficiente.

Infatti, come prevedibile, Microsoft non supporta direttamente Linux, pertanto non vi è una versione ufficiale del plugin per l'accoppiata Ubuntu/Firefox; a questo sopperisce il mondo dello sviluppo indipendente, che fornisce un plugin sostitutivo, allusivamente chiamato Moonlight.
Il plugin funziona bene, l'istallazione è guidata e quasi automatica, viene però richiesto all'utente di “cercarsi” sul sito la versione alfa 3.0, in fase di sviluppo, in quanto la 2.0, stabile, non riesce a riprodurre il contenuto che nel caso specifico ci interessa. Un paio di istantanei ed indolori riavvii del browser, e possiamo goderci lo streaming dei canali Rai.

Ingolositi dall'esperienza, proviamo anche a verificare l'utilizzabilità dei “portali video” della concorrenza: Mediaset Video e La7.tv
Anche Mediaset usa Silverlight, qui addirittura classificato come “4” (la versione richiesta dal sito Rai è la “3”). Nessun problema di gestione per Moonlight, salvo un occasionale crash di Firefox: ma eravamo stati avvisati, è un'alfa release...
La7.tv non ci informa neppure di incompatibilità probabili con il plugin ormai arcinoto suddetto, segno che forse siamo di fronte ad un più “tradizionale” contenuto in Flash: la visione dell'ultima puntata de L'Infedele scorre fluida e senza intoppi.

Inutile dire che Youtube e Megavideo sono a loro agio nell'habitat predisposto per loro da questa versione di Ubuntu. Altri due punti per il pinguino...

Controlliamo la posta, con uno solo degli account, un Gmail configurato secondo la modalità IMAP; connessione veloce, controllo esente da difetti, ottima gestione di testo e immagini ed elevato livello di usabilità del client incluso. Interessante la possibilità di configurare in tempo zero e con minime informazioni (username e password dell'account) l'accesso da parte del programma ad un calendario online di Google. Bel colpo.

Passiamo così alla verifica della terza “branca” d'uso tipico online: chat e social network. Ubuntu ha preinstallato un software, Gwibber, che si autodefinisce come “client social network”.
E' in effetti in grado di gestire un elevato numero di account di servizi quali Facebook, Twitter, FriendFeed, Google Buzz, Flickr, solo per citare i più noti. L'interfaccia può risultare spiazzante all'inizio (mai visto un client desktop per questi servizi che assomigli ad un altro, comunque), ma i messaggi sono raggruppati in un'unica finestra: risparmio di spazio, comodità di consultazione e contenuto utilizzo delle risorse sono garantiti.

Due sole, ma notevolissime, pecche affliggono il client in questione: sembra al momento impossibile superare i fatidici 140 caratteri per tweet singolo: avete capito bene, niente twitlonger o affini. Una carenza grave, pur se “coerente” con i limiti originari del servizio via web.
Inoltre, l'utilizzo di Facebook è limitato alla lettura dei messaggi, alla risposta agli stessi e poco, pochissimo altro: sembra, per esempio, essere del tutto assente una modalità “like” direttamente disponibile dall'interno del client. Insomma, Gwibber: buono per le operazioni base (moooolto, base...) e nulla più.

Bocciato, almeno ad un primo tentativo d'uso, il client per IM Empathy: non è infatti riuscito a connettersi né alla chat di Facebook (per la quale ha tra l'altro richiesto l'attivazione del nome utente, procedura non proprio “base” pur se guidata...) né, ancora più scomodo per l'utente comune, alla rete MSN/Windows Live Messenger. Zero tituli.

La “prima giornata” dunque si conclude, pur tra luci ed ombre, con un risultato positivo per il sistema on test: ricordiamoci infatti che ci stiamo “forzando” ad utilizzare le applicazioni incluse, che molto spesso soddisfano le esigenze basilari e talvolta non hanno controparti installate da subito sui nostri due sistemi di riferimento, Windows e OSX.

L'utente medio può dunque ragionevolmente usare Ubuntu per le attività quotidiane e comuni sulla rete senza particolari difficoltà.

Secondo giorno: Office e “lavoro serio” (buh! ;-) )

La seconda giornata di test porta con sé una verità ineluttabile: non esiste vita di solo cazzeggio... ;-)
Forti” di questa triste convinzione, andiamo a testare la validità in ambito office di Ubuntu; cominciamo con un quiz: che dotazione potrà avere un S.O. che si pone tra gli obiettivi la completa gratuità ed l'aderenza maggiore possibile agli standard dell'Open Source, se non l'ormai mitologico OpenOffice?

Ed infatti troviamo la suite al gran completo, a partire da Writer (usato per scrivere questo test drive), continuando con Calc, Draw e Impress: insomma il nucleo dell'esperienza office è coperto alla grande.

Inutile ora fermarsi a descrivere i diversi moduli di Open Office, vista la notevole letteratura in materia: dilunghiamoci piuttosto sulla compatibilità con il “resto del mondo”.
Mettiamo dunque alla prova il software con vari documenti Microsoft Office in apertura...



Niente male, davvero... la compatibilità pare davvero alta, segno di maturità ormai raggiunta per la suite Office “alternativa” più famosa: chiaramente il test non è e non potrà mai essere esaustivo, tuttavia possiamo ragionevolmente ritenere che il livello di incompatibilità in lettura e scrittura di documenti sarà paragonabile, nei casi di file più complessi, a quello presente tra diverse versioni del pacchetto Microsoft stesso (dopotutto, se Word e PowerPoint hanno da tempo la possibilità di salvare i documenti creati in versioni apposite, più “digeribili” da release vecchie di se stessi, un motivo ci sarà...).

Capitolo a parte per un'applicazione a metà tra il “gruppo” testato in precedenza e questo: Skype.
Skype va installato, come su Windows ed OSX. La procedura è sufficientemente semplice, anche se il programma non è presente da subito nel Software Center di Ubuntu: tuttavia, viene aggiunto ad esso una volta terminato il download dal sito ufficiale.
A questo punto, l'installazione è questione di un click.

Skype (al momento disponibile in versione 2.1 beta) presenta un'interfaccia decisamente familiare per chiunque l'abbia già utilizzato, indipendentemente dalla piattaforma di provenienza.

L'uso pertanto è immediato ed intuitivo, e come sempre, comunicare con Skype è un assoluto piacere: rapido, pulito eppure potente... Lo Skype che ben conosciamo, insomma.

Nonostante rappresenti dunque uno “strappo alla regola” di questo nostro test, non essendo fornito direttamente con la release di Ubuntu, ho ritenuto importante sperimentare l'uso di questa diffusissima piattaforma di comunicazione anche in versione Linux.

Terzo giorno: Si gioca! (Evvvvaiiii... ;-) )

See, vabbè, si fa per dire.
Ubuntu è, a livello di giochi preinstallati, perfettamente a livello di Windows. Il che non è affatto un complimento. Certo, la dotazione è superiore a quella di OSX, che di giochi preinstallati proprio non ne ha: ma all'utente base questo importa poco.

Via Software Center, al momento in cui scrivo, vengono catalogati 503 giochi. Il livello è, come dire, altalenante. Poche gemme autentiche, molte ciofeche...

Chissà quanto software è reperibile online, ma....ricordiamoci la premessa del test: il sistema si prova chiavi in mano.

Quarto giorno: Multimedia

Windows ha un gozziliardo di programmi per audio, video, foto e musica. Nessuno, o quasi, preinstallato (a parte le dannate demo).
Mac OSX ha iLife. Completo e preinstallato. Più un altro gozziliardo di programmi per audio, video, foto e musica.
6-0 6-0 per Apple.

Ma Ubuntu?

Le due sottocategorie del menù Applicazioni che ci interessano ora contengono in tutto otto applicazioni; escludendo il modulo Draw di OpenOffice, resta un discreto bagaglio di software.
Abbiamo utility per la masterizzazione di dischi, un riproduttore multimediale (prima che qualcuno lo chieda, no, non è VLC...), un registratore di suoni, software per lo scanner, più una triade che molto ricorda iLife, composta da quelle che potremmo definire controparti (più o meno complete) di iTunes, iPhoto e iMovie.

Ma come si comporta?

Beh, fermo restando che l'uso non è stato (trattandosi di un test) né approfondito né “stressante” per il sistema.
Tuttavia.
Tuttavia l'impressione è buona, come per molti aspetti di Ubuntu un interessante mix tra “familiare” e “migliore del solito”... Promosso.

Quinto giorno: Sunto e Conclusioni

Insomma, posso cacciare nella spazzatura elettronica il sistema operativo che ho finora usato, per gettarmi a capofitto tra le braccia di un aitante pinguino? (sa di torbido, così, lo ammetto...).

La risposta è, a mio avviso, no.
O meglio: molto probabilmente, no.

Mi spiego: Ubuntu (Linux per estensione ancora di più, se considerato in tutte le sue varianti) è un sistema a mio avviso ormai maturo, abile a sostenere nella quasi totalità il carico di lavoro standard cui viene sottoposto un computer in ambito domestico.

Ma la situazione in cui immagino si trovi un utente “fisso” del pinguino mi ricorda molto quella in cui si trovavano i Mac Users una decina (e anche meno) di anni fa.
Il resto del mondo costituisce (costituiva, può costituire, potrebbe costituire) il problema principale; il resto del mondo (specialmente, sia detto senza volontà di scatenare flame, quella parte che usa Windows) ha una sola aspettativa nei confronti degli altri quando si tratta di computer.
Ed è che gli altri usino Windows.

Non è solo un problema di pregiudizi, leggende metropolitane o domande a metà tra l'offensivo (informaticamente parlando, chiaro) ed il ridicolissimo (giuro, mi sono sentito rivolgere anche questa, e non troppo tempo fa: “Ma il Mac li legge gli MP3?” ;-) ).
E' una questione di forma mentis.

Generalmente, più basico è il livello dell'utente Windows, più questi sarà fermamente convinto che non esista altro sistema operativo “fuori dalla finestra”.
Questo potrebbe generare qualche difficoltà di coabitazione informatica, specialmente in ambienti “pseudo lavorativi”, specialmente nei casi in cui si ricorra abitualmente a software di terze parti.
Ma se si ha la costanza di usare il pinguino senza preclusioni ed in maniera continuativa, magari con il “backup” iniziale del familiare sistema in dotazione fino a quel momento, potrebbe scattare una passione inaspettata.

P.S. Lo so. Lo. So. La settimana è di sette giorni, e qui ce ne sono solo cinque. Ma, ehi, non si può non staccare mai, no? ;-)

Stay Tuned...
Mr.Frost

2 commenti:

Evilmax76 ha detto...

Linux cresce ed evolve. Negli anni ci ho passato anche più di una settimana, tentando di sostituire il sistema di Redmond che avevo sul portatile prima del passaggio definitivo a MAc anche in ambito lavorativo. Ammetto che la mia esperienza maggiore è rivolta ad OpenSuse, trovando Ubuntu ancora acerbo. DI fatto Linux (Suse) era pronto come lo è oggi. La mentalità degli utenti no. A mio avviso però, manca ancora e probabilmente mancherà sempre quel "di più" che hanno le versioni commerciali. Proprio l'opensource che è punto di forza di linux, ne è anche la debolezza, a causa dell'eccessiva frammentazione delle distro. Ubuntu riesce oggi ad emergere un pochino, grazie ad una politica che guarda con attenzione all'usabilità da parte dei neofiti. Che direzione prenderà il mercato degli OS e l'incidenza che avrà Ubuntu in tutto questo, francamente non lo so. Quello che so è che le nuove politiche dei prezzi mosse da Apple e soprattutto il nuovo sistema che è alle porte (che già in beta fa paura, quanto ad usabilità ed efficenza operativa) faranno concorrenza agguerrita. Se poi vogliamo metterci dentro l'ecosistema digitale made in Cupertino, bhe... auguri!

Mr.Frost ha detto...

Sicuro come l'oro che l'abisso ci sia, e sia evidente... Solo mi sono chiesto se un "utonto" medio potesse pensare seriamente, ora come ora, di passare ad Ubuntu (che peraltro, come fai giustamente notare e come sa chiunque bazzichi un po' gli ambienti informatici, NON E' Linux , ma solo UNA DELLE DISTRO di Linux...).

La risposta l'ho già data, imho, ma che oggi qualcuno decida di prendere un laptop o desktop SENZA O.S. e di installarci (o farcisi installare) come unico sistema Ubuntu, su questo ti do pienamente ragione, mi pare difficile.

Altro discorso se si decide di "esplorare" Ubuntu (o una qualsiasi altra distro Linux) con alla spalle il "porto sicuro" di un O.S. commerciale mainstream...